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Altro che pericolo per la libertà di stampa

Opinioni monarchiche - Mar, 13/11/2018 - 21:26

Denunciato l’ingannoAltro che pericolo per la libertà di stampa
In occasione delle “storiche” buffonate, promosse in passato dai giornalisti in Italia a favore della libertà di stampa, mi ero già negativamente espresso a suo tempo, parlando di “giornalai e interessi di parte”. È così che, quando il vice Premier Di Maio qualche giorno fa, si è scagliato con veemenza contro i media nel nostro Paese, ho provato soddisfazione, perché come giornalista non mi sono sentito offeso dalla verità! 

Parlare di libertà di stampa a rischio, quando in televisione imperano persone del calibro di Parenzo, Telese, Fazio, Floris, Santoro, Gruber, Annunziata e tutta un serie di lacchè e pennivendoli di grado inferiore che quotidianamente insultano la professione nobile del giornalista, su ogni rete e canale, sia essa Rai, Fininvest o altre minori, equivale a recitare una barzelletta, alla quale ormai nessuno crede più. È non è neppure una novità degli ultimi anni, in quanto dalla notte dei tempi ad esempio, i torinesi hanno sempre identificato il quotidiano cittadino La Stampa (a tiratura nazionale) con il significativo appellativo di “Busiarda” …bugiarda!Vero è, che negli ultimi lustri, “grazie” alle nuove tecnologie, fare il copia incolla delle notizie “preparate in laboratorio” e pubblicare infinite volte le stesse, o dargli maggior risalto, è diventato estremamente facile, divertente anche. E se prima ciò doveva necessariamente passare dal responsabile di una redazione, oggi, per servire l’obbligo della “velocità” anche l’ultimo giornalista in erba può intervenire direttamente nell’arena dell’informazione senza quasi nessun controllo. O meglio, sotto controllo! Situazione annosa, che un vero professionista dell’informazione quale il nuovo quanto già osteggiato Presidente della Rai, Marcello Foà, ha ben tracciato ed evidenziato nel suo recente libro “Gli stregoni della notizia - Atto secondo”. Quindi l’ipocrisia di queste ore, di scandalizzarsi alle dichiarazioni di Di Maio, non hanno fondamento alcuno, se non evidenziare una volta ancora, l’isterismo nel quale “il sistema” è caduto dopo il 4 di marzo di quest’anno… presidente della repubblica in primis! Non facciamoci quindi ingannare da chi spernacchierà in piazza in questi giorni a favore della libertà di stampa, contro il rischio di dittatura e altra aria fritta similare. Ridiamoci su…Chi di bufale ferisce, di bufale perisce. Stiamo attenti invece, attentissimi, a chi, in nome delle “Fake News”, cioè delle balle spacciate per verità in rete, vorrebbe mettere un bavaglio alla rete stessa. Costoro, guidati dalla Commissione Europea, sono “il pericolo” alla libertà e alla democrazia, non il vice premier Di Maio!
13.11.2018 - Alberto Conterio 

Dalla retorica all’orgoglio di essere italiani

Opinioni monarchiche - Gio, 25/10/2018 - 22:38

Dalla retorica all’orgoglio di essere italiani
La retorica pacifista, globalista, modernista o qualunquista, inquinerà anche quest’anno, l’anniversario della nostra vittoriosa quarta guerra di indipendenza nazionale, …leggasi, prima guerra mondiale. Anzi proprio perché sarà il centesimo anniversario di questo importante avvenimento nazionale, verrà obbligatoriamente decontestualizzato dal suo periodo storico e ideologizzato secondo il pensiero unico dominante oggi. Il politicamente corretto!

Se amiamo la verità, se proviamo l’orgoglio di essere italiani nonostante tutto, se siamo donne e uomini che si sentono tali però, queste buffonate non devono turbarci, ma, non devono nemmeno renderci insensibili al torto che verrà compiuto nei confronti di chi allora, è morto o è rimasto seriamente ferito e mutilato per la Patria!Perché scrivo questo? Perché da anni, parlare di Vittoria nella grande guerra, non è di moda. Suona male. Appare sporco, negativo!Oggi si può parlare di ogni cosa. Ad esempio, si può essere considerati esempi per le nuove generazioni, parlando di uso depenalizzato delle droghe leggere, oppure di diritto all’aborto, così come non si fa peccato a ridicolizzare la nostra tradizione cristiana… guai però a provare il giusto senso di orgogliosa appartenenza ad una comunità che trae forza e valori, ricordando chi seppe vincere con la volontà e il sacrificio, la grande guerra mondiale 1915 - 18!Qualche tempo fa, un ridicolo giornalista di una ridicola testata a tiratura nazionale, osò scrivere che la prima guerra mondiale, non era stata una guerra di eroi, ma solo una guerra di individui costretti con la forza a farsi ammazzare in nome delle logiche e degli interessi delle classi al potere. Costui non solo si sbagliava storicamente, discriminando le migliaia di figure che eroicamente avevano deciso di immolarsi volontariamente in nome e per amore della nostra Patria, (due nomi su tutti, Nazario Sauro e Cesare Battisti) ma si sbagliava anche a livello generale. Imperdonabile e ancor più grave il suo errore da questo punto di vista, perché se e vero che molte persone erano state costrette a combattere e morire in battaglia contro la loro volontà, proprio a loro spetterebbe il titolo di eroi. Non di meno e non di più. Cento anni fa è stata scritta un’epopea che non abbiamo il diritto di mortificare con le assurdità e le vergognose lagnanze d’oggi. A noi oggi, forse uomini e cittadini migliori (ma non credo) spetta, il compito di ricordare con la mente aperta, non di giudicare con mente ottenebrata dalle ideologie e dalle mode correnti.Siate coscienti: il quattro novembre quest’anno, si ricorderà che un secolo fa prese avvio una nuova era. Fu il momento in cui tutti gli italiani si sentirono tali e scoprirono di essere un popolo compiuto, al pari di altri popoli d’Europa. Anzi più degli altri popoli, perché avevamo finalmente tirato una riga sotto al computo di oltre 25 secoli di storia e civiltà ininterrotte. Questi, sono valori che non passano di moda. Questi sono valori, che dovrebbero (se valorizzati) permetterci di dare il giusto peso e corretta importanza a chi pretende di giudicarci sulla base dei risultati elaborati da un’agenzia di rating, dalla Commissione europea o da uno dei suoi arroganti e folcloristici galoppini. Desidero concludere, citando le parole, sempre valide, di uomo, che dall’alto dei suoi 152 cm di statura, ha dimostrato con la sua virile volontà di essere una spanna abbondante al di sopra di tanti blasonati suoi e nostri contemporanei:  
“Italiani, cittadini e soldati !
Siate un Esercito solo. Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. Questo mio grido di fede incrollabile nei destini d'Italia suoni così nelle trincee come in ogni più remoto lembo della Patria; e sia il grido del popolo che combatte e del popolo che lavora.”Lo stesso popolo che vinse allora, a distanza di un secolo, è chiamato a combattere e a lavorare con orgoglio perché l’Italia possa vincere anche oggi, per tutti gli italiani!
Aberto Conterio - 25.10.2018