40 ANNI

autore: 
Roberto Vittucci Righini

SONO TRASCORSI DAL SUICIDIO DEL PARTITO MONARCHICO

Nei quarant’anni trascorsi da quel fatidico 27 febbraio 1972 in cui, nel palazzo Eur in Roma, il V Congresso nazionale sancì la scomparsa del P.D.I.U.M. portando all’eliminazione dei monarchici dalla politica attiva italiana, mi è più volte capitato di chiedermi se tale infausto evento fosse veramente ineluttabile.


La domanda è per me più che legittima in quanto tale decisione assunta, in un ambiente da rissa, dalla maggioranza dei congressisti (che non si rese conto, nonostante se ne fosse ampiamente dibattuto in riunioni del Partito nei mesi precedenti, dell’impossibilità di portare avanti nel Movimento Sociale Italiano un minimo di propaganda monarchica) ha influito non poco sulla mia vita.


Non già nell’aspettativa di venire eletto e ricoprire cariche pubbliche (alle quali mai ho tenuto avendo sempre inteso esercitare a tempo pieno la professione forense e, negli spazi liberi, l’attività politica, convinto dell’impossibilità di esplicare bene una doppia attività) bensì con l’avvenuto accantonamento dei sogni di restaurazione della Monarchia in Italia che mi avevano indotto da ragazzino ad aderire al Partito.


È pur vero che i 70 milioni di lire di debito che aveva accumulato il Partito monarchico e che poi vennero pagati dal M.S.I., rappresentavano un non lieve motivo di preoccupazione, è altresì vero che il Partito, ormai ridotto a 5 deputati e 2 senatori correva il rischio di non raggiungere il quoziente minimo di voti per ottenere eletti nella successiva tornata politica, ma S.M. il Re Umberto II aveva indicato una via totalmente onesta e percorribile per ripianare i debiti, qualora - come sarebbe stato doveroso - non se ne fossero fatti carico coloro che dalle elezioni al Parlamento nelle liste di “Stella e Corona” stavano ricevendo stipendi o non magre pensioni.


In ogni caso, era preferibile scomparire per sconfitta alle elezioni, cadendo in piedi, anziché far la fine - che si poteva e doveva immaginare - di quanti del Partito monarchico si trasferirono in un Partito che era sempre stato e continuò ad esserlo, ostile al nostro ideale.


È pur vero che alcuni dirigenti del Partito monarchico che aderirono al M.S.I. ottennero l’elezione al Parlamento ma non vi rappresentarono più i monarchici (così come non li rappresentarono mai i pur numerosi candidati elettoralmente sponsorizzati dall’UMI o da altri gruppi monarchici, tanto solleciti a chiedere i nostri voti, quanto altresì pronti - una volta eletti - a dimenticarsene) e, come se non bastasse, si trovarono tanto male nel nuovo Partito da uscirne quasi tutti con la costituzione dei Centri di Azione Monarchica - C.A.M., che poi aderirono alla presto fallita Democrazia Nazionale


Il 27 febbraio 1972, quindi, i monarchici politicamente attivi, vale a dire quelli che si battevano non già sui foderati divani dei salotti tra un pasticcino e una tazza di te, bensì nelle piazze all’ombra del Tricolore con lo Scudo Sabaudo, si frantumarono in tre tronconi.


Una parte aderì al M.S.I. e, salvo qualche sporadica eccezione, in breve bruciò le proprie speranze e tale ne fu la delusione che finì per scomparire dalla politica.


Un’altra parte passò dalla politica attiva del Partito all’associazionismo nell’UMI e in altre organizzazioni analoghe, vale a dire in una specie di limbo dove è proibito parlare di liste elettorali monarchiche e dove chi vuol riportare i monarchici nella politica attiva, nel migliore dei casi è considerato un vanesio esibizionista alla ricerca di mettersi in mostra o un irresponsabile “che ci vuol far contare”.


La terza e ultima parte siamo noi di Alleanza Monarchica, gli “sconsiderati” che non si vergognano di gridare ai quattro venti la loro fede politica, che non accettano di riunirsi solo per assistere a pur lodevoli funzioni religiose in memoria dei Savoia defunti o a conferenze nelle quali si tramandano passate gesta gloriose della Dinastia che ha fatto l’Italia.


Noi di Alleanza Monarchica - Stella e Corona, che abbiamo pagato e continuiamo a pagare per la nostra fede di tasca senza ambizioni personali e senza aspettative di decorazioni ed orpelli, fieri del nostro essere monarchici, consapevoli dell’importanza di tener accesa - concorrendo dove possibile, a pubbliche elezioni - una fiaccola che potrà, ci auguriamo, un giorno ingrandire sino ad illuminare il nostro avvenire.


Chi si sente di aderire a questa speranza che ci tiene da monarchici, anche se malamente, in vita mentre intorno a noi la repubblica perde ogni giorno credibilità e pezzi, non ha che una sola possibilità, unirsi a noi!

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