MONARCHICI E PARTITO

autore: 
Michele d'Elia

L’interrogativo è: i monarchici nel partito dichiaratamente tale; o i monarchici nei partiti?
Il 2 giugno 1946 gli Italiani votarono per il referendum istituzionale (1).
Risultati: 12.717.923 voti per la Repubblica, 10.719.284 voti per la Monarchia (2).
“Tra i 10.719.284 monarchici sorse un gruppo di cittadini a considerare se storia e cronaca consentissero di tutto dimenticare, ammainando la bandiera e mortificando gli spiriti. Sorse, così, il Partito Nazionale Monarchico”, “Cesare Degli Occhi” (3).

Dei quasi 11 milioni di monarchici dava atto la Corte di Cassazione, il 18 giugno 1946. Ma il P.N.M., formalizzatosi pochi giorni dopo la partenza di Re Umberto il 13 giugno 1946, accompagnata dal contemporaneo storico proclama agli Italiani, non nacque per improvvisazione, ma per gradi, storicamente e politicamente ragionati, che Roberto Vittucci Righini ha bene tratteggiato, dal 6 gennaio 1944 data della costituzione del Partito Democratico Italiano – P.D.I., che fu la prima aggregazione monarchica, sino alla scomparsa di Re Umberto II, nel 1983, momento nel quale i gruppi monarchici si moltiplicarono.
In particolare, così si esprime il nostro Presidente:
“Una parte minoritaria del PDIUM volle rimanere autonoma e costituì (per iniziativa, in particolare del vicesegretario nazionale Alfredo Lisi, mia quale membro della Direzione Nazionale e dei Consiglieri nazionali, Domenico Giglio, Lorenzo Giraudo Bes, Rodolfo Gattai, Bruno Melis, Emilio Raverdino, Michele D’Elia, Antonino Montagna, Maria Teresa Pipino, Mimmina Pouchain e dei giovani MassimoMallucci e Camillo Zuccoli) il movimento politico Alleanza Monarchica” (4).

Ricorderò brevemente che l’Alleanza Monarchica si oppose, il 27 febbraio 1972, alla confluenza del PDIUM nel Movimento Sociale Italiano, in chiusura del V Congresso nazionaledi Roma.
Le ragioni storiche e ideali di tale netto rifiuto sono ancora oggi intatte.
I limiti temporali sono così posti. Ma questo è l’aspetto più semplice della questione.
Ciò che genera da sempre confusione e polemica nel nostro ambiente è il suo profilo politico, che si riassume nella domanda iniziale “Dobbiamo dichiararci monarchici nei partiti o dotarci di un partito?”.
Stando alle cronache, noi avremmo già la risposta, o almeno, una prima e immediata risposta: i monarchici operino nei partiti.
Stando alla storia, la risposta sarebbe esattamente opposta: solo il partito monarchico, qualunque sia il nome con il quale si presenti ai cittadini (PDI, PNM, PMP, PDIUM o altro) può sostenere il confronto con gli altri partiti.

LE RAGIONI CONTRAPPOSTE
Contro il partito
Proviamo a sintetizzare o, semplicemente ad elencare le principali ragioni delle due correnti di pensiero.
I sostenitori della prima tesi così argomentano:
1) la Monarchia non è un partito, il Re è Re di tutti gli Italiani e non può legare la sua immagine alle sorti di un partito; infatti, se il Partito perde, perde anche il Re;
2) il partito monarchico, proprio perché tale, deve per forza di cose individuare una collocazione: di Destra, di Centro o di Sinistra; così facendo compromette la condizione della Monarchia che, per sua stessa natura, è istituto unificatore e rappresentativo super partes;
3) qualunque partito - e quindi anche quello monarchico - soggiace alla legge dei numeri e degli eletti: se i voti sono molti e numerosi gli eletti, nei diversi
livelli, politici ed amministrativi, pur nel rispetto del risultato elettorale, né voti né eletti rappresenteranno mai tutti i cittadini monarchici e la stessa Istituzione;
a maggior ragione, pochi voti e pochi eletti comprometterebbero l’immagine della Monarchia, quale Istituto apprezzato da esigua minoranza e, pertanto, poco rappresentativo;
4) il partito, nell’affrontare i diversi problemi sul tappeto, dovrà - se non sempre - almeno in alcuni casi contingenti, scendere a compromessi con le altre forze politiche, e questo potrebbe determinare una incrinatura nel principio monarchico;
5) i partiti, non potendo vivere con le sole quote d’iscrizione, necessitano, per operare, di finanziamenti, il cui reperimento può anche costare o infirmare l’indipendenza della loro azione politica; in pratica, si creano, per questa via, le condizioni per la sudditanza a questo o a quel potentato finanziario,economico o burocratico.
6) i partiti sono o diventano centri di potere, macchine per sistemare gentee procacciare affari, raccomandare amici… e dunque, anche un partito monarchico ripiegherebbe suquesti espedienti per mantenereil proprio elettorato,tal che l’Ideale verrebbesacrificato anche al piccolocabotaggio politico.

PER IL PARTITO

Come si vede, le argomentazioni a favore dei singoli monarchici nei partiti presentano una propria logica.
Non meno rigorosamente ragionano i sostenitori del partito monarchico, che espongono ragioni uguali e contrarie.
Vediamone le principali: Anch’essi sostengono che la Monarchia non sia un partito né possa con questo identificarsi. Il Re non è il Re dei monarchici, ma i monarchici – in quanto tali – debbono disporre di uno strumento: questo puòessere solo il partito. Sul punto così scrive Cesare Degli Occhi: “Mai il partito Nazionale Monarchico ha pensato di istituire una simbolica riserva di ‘caccia e pesca’ dell’ideale monarchico, mai il Partito Nazionale Monarchico ha pensato di essere il Partito del Re. Ma, a Re partito, non vale lo slogan: il Re non può essere capo di un partito” (5).
Più avanti il deputato precisa: “Dei monarchici che considerassero il loro Re, il Re loro, negherebbero l’alta - che è storica e filosofica, civile e religiosa
- giustificazione della Monarchia moderna: l’espressione unitaria, mediatrice, moderatrice della Nazione” (6).

A questo proposito si noterà che anche l’On. Carlo Delcroix, più volte, aveva asserito che “i successi del Partito sono vittorie per la causa monarchica, mentre le sconfitte sono soltanto sconfitte del partito” (7). Tuttavia, notiamo che l’affermazione di Delcroix non è inattaccabile, poiché nell’agone politico le sconfitte e le vittorie sono quasi indistinguibili dall’Ideale che ha ispirato l’azione.

2) La battaglia monarchica, come tutte le battaglie politiche, l’apostolato, deve potersi condurre con uno strumento; e questo può essere solo il Partito.
E’ ancora Degli Occhi che parla: “Il problema, quale è apparso al Partito Nazionale Monarchico…non è il problema del partito del Re, ma dello strumento, perché il Re in esilio – Re di nessuno – torni ad essere, in Patria, il Re di tutti” (8).

Su questo Umberto II così scrisse a Raffaele Paolucci di Valmaggiore, nell’aprile del 1951: “Io ho sempre seguito e seguo con simpatia l’operaaperta e coraggiosa del P.N.M. che all’ideale monarchico accoppia un programma sociale, cattolico progressivo e in linea con tutta l’alleanza atlantica, e io penso che gli italiani che intendono essere dichiaratamente monarchici, debbano con sincera simpatia e fiducia- considerare il Partito Nazionale Monarchico l’appropriato strumento politico” (9).

3) La funzione di un partito monarchico sarebbe sterile se si limitasse al solo ricordo, alla testimonianza della parola, alle celebrazioni. Esso deve scendere sul terreno della lotta politica, dove sarebbe l’unico a poter rivendicare le ragioni della Monarchia, tanto della storia remota che di quella recente e contemporanea.
Del resto, l’azione politico-amministrativa in ogni Paese mediamente democratico, si sviluppa nelle sedi ad essa deputate: vale a dire nel Parlamento, nei Consigli di circoscrizione, comunali, provinciali e regionali. Ed in questi organi deliberanti sui diversi aspetti della vita nazionale, hanno diritto di cittadinanza solo gli eletti nelle liste dei partiti.
In questi consessi è bene che siedano monarchici eletti in proprie liste.

4) Poiché siamo tradizionalmente abituati a collocare
i partiti alla Destra, al Centro e alla Sinistra dello scranno del Presidente del Consiglio e del Governo, ci sembra ovvio – di primo acchito – individuare la collocazione dell’ipotetico partito monarchico. Per i più esso si pone nel settore di Destra dello schieramento parlamentare, come fu dalla sua fondazione allo scioglimento del PNM, poi PDIUM. In realtà, questa ottica è deformata dal pregiudizio e deformante della visione del cittadino elettore. E’ un pericoloso prisma. I monarchici, in genere, pensano alla Destra liberale, risorgimentale di Cavour, Sella, Giolitti… ma oggi la Destra è rappresentata abusivamente e scorrettamente da Alleanza Nazionale, lontanissima e opposta alla Monarchia
democratica, costituzionale e rappresentativa. Peraltro, abbiamo esempi di Destre progressiste e di Sinistre che sono conservatrici e reazionarie. Ricordiamo solo per esempio che il PNM, definito di destra, espresse il primo sindaco donna della storia della repubblica, l’on. Maria Chieco Bianchi, eletta sindaco di Fasano nel 1947; così come nei suoi congressi sempre ricordò il sacrificio antifascista e antinazista del Regio Esercito e della Regia Marina prima; dei partigiani monarchici dopo (tesi VI e VII della mozione presentata da C. Degli Occhi al primo Congresso nazionale di Roma al Teatro Quirino, svoltosi il 18, 19 e 20 dicembre 1949, riportate per esteso in C. Degli Occhi op. cit., pp. 25 e 26).

All’opposto, abbiamo conosciuto partiti cosiddetti progressisti, come il PCI e la DC, che si sono dimostrati nella sostanza reazionari, in quanto refrattari alle modifiche concettuali dell’ideologia comunista, o chiusi alla laicità dello Stato, come i democristiani.
L’evoluzione politica dell’Italia e del mondo ha liquidato, almeno in apparenza, le due concezioni del mondo, le due chiese, per di più nel modo peggiore: per implosione.

Dunque, i monarchici potranno bene definirsi di Destra, solo se avranno in mente il modello della Destra storica, spesso rivoluzionaria e progressista, non quello odierno, rappresentato da Alleanza Nazionale o dalla Lega Nord, da ritenersi fenomeno antropologico di reazione al sistema, piuttosto che fatto politico. Tenendo fede – in definitiva – a tali indirizzi, il compromesso sul terreno pratico, se non eliminato, si riduce a questioni di scarso rilievo.

5) Rimane il problema dei finanziamenti.
Da lunghi anni esso è previsto, ma è sempre insufficiente, lo si ammette; la disonestà è un dato personale, che non infirma né l’Idea né la parte politica, qualunque parte politica, che la incarna.
Se così non fosse, bisognerebbe eliminare i partiti anche come concetto, mentre essi sono la scuola in cui si forma la classe politica e dirigente della Nazione.
Oggi proprio la loro crisi artificiosa è la crisi generale del Paese. Quello della disonestà derivata dai finanziamenti è, dunque, un falso e strumentale problema.

6) I monarchici delle catacombe I comportamenti - infine - degli eletti nei diversi partiti danno storicamente e tecnicamente ragione ai fautori del partito. I fatti, dimostrano, dalla nascita dell’Unione Monarchica Italiana (1 ottobre 1945) che conosciamo ed in cui abbiamo militato con responsabilità, che candidati nei diversi partiti, dichiarandosi monarchici, salvo rarissime eccezioni, poco o nulla hanno fatto per la Monarchia; anzi, con fastidio allontanavano da sé chi ricordava loro quella connotazione, della quale - in definitiva - si vergognavano.

Ma puntualmente - allo scadere del mandato - gli stessi suonavano alla porta dell’UMI e delle altre organizzazioni monarchiche, addirittura si rivolgevano, e si rivolgono, in privato, ai singoli monarchici e alle loro famiglie per ottenerne il voto.
Degli Occhi, caustico, li definì “monarchici delle catacombe”.

7) Asserisce Degli Occhi:
“Per merito del Partito Nazionale Monarchico l’impostazione della battaglia per la Monarchia affermò il diritto e il dovere di collocarsi sul terreno morale, giuridico, costituzionale: perché la ragione morale, giuridica, costituzionale assistono ugualmente l’interpretazione storica e la speranza nazionale”.
(C. Degli Occhi, L’impostazione della battaglia, in op.cit., pag. 21).

Tali parole richiamano quelle di un altro grande monarchico, Luigi Einaudi che così definiva lo Stato:
“Lo Stato non è forza fisica come fine e se stessa: forza per proteggere e promuovere i supremi beni dell’uomo” (in Piero Gobetti, “Al nostro posto” a cura di Paolo Costa e Andrea Riscassi, Ed. Limina, Arezzo 1996, p.143).

LA BELLEZZA DELLA LOTTA

Effettive e praticamente analoghe possibilità di successo
e di fallimento presentano entrambe le scelte.
A memoria, per la cronaca, riporto alcuni esempi di successi dei singoli nei partiti e nella società civile.
1) Monarchici nei diversi partiti. Si affermano con successo: Massimo Mallucci, Cons. Com.le e Assessore di Chiavari nel PSDI, per lunghi anni; Guido Aghina (FMG dell’UMI), Dirigente nazionale nel Partito Radicale, poi per dieci anni assessore alla cultura nel Comune di Milano, eletto nelle liste P.S.I.; PierGiulio Sodano (UMI-FMG) iscritto al PSI, presidente dell’Organismo rappresentativo degli studenti dell’Università Statale. La maggior parte dei monarchici, che nel 1972 avevano votato contro la fusione covelliana con il MSI, diede vita ad Alleanza Monarchica, poi Alleanza Nazionale Monarchica, ed oggi nuovamente Alleanza Monarchica, perché non vi sia confusione alcuna con il partito di Alleanza Nazionale.

Dei fondatori di A.M. - movimento politico dei monarchici e quindi non partito – chi scrive aderì al PLI, dove condusse la propria battaglia monarchica, insieme con Antonio Baslini e con altri, facendo approvare sin dal decennio 1980-1990 in tre Congressi nazionali altrettanti o.d.g. per il rientro in Italia della Famiglia Reale, lo stesso fu poi Consigliere provinciale di Milano dal 1990 al 1995 e Presidente della Provincia di Milano nel 1992. Provengono pure dal Partito Monarchico l’On. Raffaele Costa, più volte Ministro ed oggi Presidente della Provincia di Cuneo, purtroppo in Forza Italia, ma questa è un’altra storia; Roberto Savasta, Consigliere comunale di Milano per il PLI, Gustavo Buratti, consigliere provinciale di Biella per i Radicali e i Verdi; Mario Coda, Assess. del Comune di Biella per il PSI, Marullo di Condoianni, Sen. nel PCI, Rodolfo Gattai Consigliere comunale di Firenze nella D.C. Molti sono ancora coloro i quali non è possibile elencare, ma che hanno saputo, alla somparsa del Partito Monarchico tracciare una propria strada.
Tralasciamo volutamente gli uomini di grande cultura come Vittorio Enzo Alfieri, monarchico nel PLI, che pur non eletti nei diversi organi rappresentativi, furono per decenni nostri punti di riferimento.

2) Il Partito monarchico.
Oltre i due capi storici Alfredo Covelli e Achille Lauro, ebbe uomini di spicco come Carlo Delcroix, il nostro stesso Presidente, Roberto Vittucci Righini, Nunzio Caroleo, Giuseppe Traversi, Orio Valdonio, Michele Pazienza, Efisio Lippi Serra, Raffaele Paolucci di Valmaggiore e tanti altri.Ma in questa galleria un posto a sé merita la luminosa figura del milanese Cesare Degli Occhi. Egli, cattolico, lasciò la DC per il PNM quando quel partito, nel momento del Referendum, non si dichiarò contrario alla Monarchia ma, in modo subdolo operò, perché i cattolici votassero repubblica. Memorabili le battaglie di libertà e civiltà di Cesare Degli Occhi.
Il suo nome rimane legato soprattutto alla tesi della incostituzionalità della Costituzione della repubblica.
Tale argomento richiederà una trattazione specifica, in questa sede rimandiamo ai seguenti articoli di fondo, scritti da Giovanni Sartori sul Corriere della Sera 1) “Riforma grande solo nei difetti”, 26 marzo 2004; 2) “La Costituzione al mercato”, 29 luglio 2004; 3) “Il cattivo costituente”, Corriere della Sera, 21 settembre 2004.

UNA TERZA VIA PER I MONARCHICI E’ POSSIBILE?

La complessità propria del mondo monarchico, unica nel panorama politico italiano e, se vogliamo europeo, emerge da entrambe le scuole di pensiero presentate, sia nei loro aspetti positivi sia nei loro limiti.

A questo punto è legittimo l’interrogativo se esista o no una terza via per la battaglia monarchica e se questa sia o possa essere più proficua delle precedenti; o se essa stessa non costituisca un problema.
In effetti tale via esiste dal 1972 ed è quella dei monarchici operanti quale movimento politico. E’ proprio A.M. nata all’indomani, come già scritto, della fine del PDIUM. Essa ha svolto e svolge la funzione altamente positiva di presenza operativa e di collegamento politico dei monarchici, ma soprattutto dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che Monarchia e Fascismo e suoi eredi sono incompatibili.
Sembra, però, che non tutti i monarchici l’abbiano capito.

LA SITUAZIONE DEI MONARCHICI OGGI.

Prima di esaminare la condizione dei monarchici osserviamo quella dell’Italia.
Questa dall’avvento della repubblica, frutto di opposte occupazioni straniere non ha mai goduto buona salute. Per qualche lustro la repubblica è vissuta di rendita, utilizzando l’immenso patrimonio di competenze, di cultura, di studio, di organizzazione, di moralità e di prestigio accumulato dal Regno; e - non ultimo - lo stile di una burocrazia dedita al servizio dello Stato, che proprio per questa educazione continua a servire la repubblica con lealtà, come noi del resto facciamo. Assottigliandosi questa base con il fluire del tempo, veniva sostituita da incompetenti e affaristi dei diversi partiti, ma soprattutto da un ceto politico che, democristiani e comunisti in testa, aveva un solo scopo:
distruggere lo Stato sorto dal Risorgimento.

Queste due forze politiche, meglio queste due chiese, minarono l’unità dello Stato partendo dalla “invenzione” del regionalismo, delle regioni a statuto speciale, un vero monstrum.
Solo il PNM, il PLI e il MSI si opposero in Parlamento a questo disegno, che si compì perfettamente (10). Ma il peggio doveva ancora venire; ed alla fine è venuto. Lo stiamo vivendo. E’ il momento della totale disarticolazione dello Stato, voluta non più dal PCI, oggi Partito Democratico della Sinistra (PDS) ma colpevolmente da Forza Italia, ovvero da Berlusconi, e dalla Lega, con la connivenza di Alleanza Nazionale, ovvero di una finta Destra, che pur di restare al governo, insieme con i perniciosi avanzi della DC sostiene tutte le peggiori operazioni berlusconiane, sino alla distruzione della scuola gentiliana, che pervicacemente il ministro Moratti conduce, come e peggio dei ministri Donofrio e Berlinguer. Pericolo anche questo previsto da due grandi uomini di scuola : il senatore Valitutti e l’onorevole Giomo, entrambi del PLI.
In questo quadro e in questo clima, partiamo dai seguenti dati di fatto: Primo: la presenza in Patria della Famiglia Reale. Questo è il punto fondamentale.
Circa la Famiglia Reale, diremo che essa è il luogo nel quale tutti ci dobbiamo riconoscre.
Essa è il crogiuolo delle nostre energie, ma si liberi da una crosta, già formatasi, di cortigiani e perditempo, che la allontanano dalla realtà politica e civile del Paese. E’ fondamentale la costruzione di governo ombra, sul modello britannico, che indirizzi le scelte della Casa Reale nel modo più adatto ad inserirla nel tessuto socio-politico italiano, come già scrivemmo su Nuove Sintesi, N° 1, gennaio 1984, dopo un colloquio con il Principe Vittorio Emanuele, Capo della Casa Reale di Savoia.
Abbiamo fiducia nei nostri Principi.

Secondo: la frammentazione del mondo monarchico; una babele nella quale ciascuna associazione, per non dire dei singoli, parla una propria lingua, per lo più priva di senso comune. Qui vi è poco da dire , perché - come osserverebbe un filosofo – il danno è “vero per evidenza” e pertanto, non abbisogna di dimostrazione.
La miriade di sigle, siglette, gruppi e gruppuscoli, che spuntano come i funghi, disorientano il cittadino monarchico, che pure vorrebbe partecipare alla battaglia monarchica, ma che ne viene impedito da questo continuo: “io sono più monarchico di te”. Il dispendio di energie, impegnate quasi tutte nella lotta all’interno del nostro mondo e non contro la repubblica né per la Monarchia,
è enorme.

Terzo: l’assenza di una lungimirante visione politica.

Quarto: il tenace tentativo dell’Alleanza Monarchica di costruire proprio questa. Il terzo e il quarto punto sono logicamente collegati con il secondo. Tra le diverse associazioni monarchiche va individuata quella che può coagulare le forze in campo e crearne la sinergia sul terreno politico.

Esistono molte associazioni: il MMI, la nuova UMI, la nostra, che sono le maggiori.
Altre operano in ristretti ambiti locali. Quasi tutte hanno un proprio giornale o bollettino. Singoli giornali, come Nuove Sintesi, elaborano un autonomo pensiero laico e di ampio respiro, aperto anche al contributo di chi non è monarchico, ma abbia a cuore le sorti della Patria.
Sulla stampa monarchica occorrerà un apposito studio.
L’A.M. ha presentato un proprio programma durante l’Assemblea nazionale di Torino il 14 e 15 giugno 2003 (11) e, in alcuni casi, proprie liste elettorali o proprii candidati in liste di partito o in liste civiche.

UN PARALLELO
E’ vivo un parallelo nel panorama politico nazionale:
quello tra il PDIUM e il PLI.
Del primo abbiamo già detto. Qualche accenno sul secondo: ci servirà di ammonimento.
Sul n. 1 - maggio 1998 - del periodico Nuove Sintesi, scrissi un fondo così intitolato: “Mentre tutti si dichiarano liberali, i liberali veri sono allo sbando”.

E’ questa la sintesi della mia esperienza personale e della fine che ha fatto il PLI, svenduto a Berlusconi nel 1994 dall’on. Costa, allora Segretario del partito, che con altri maggiorenti, si garantì un seggio in Parlamento, che il sistema elettorale maggioritario, purtroppo votato anche dal PLI, non avrebbe salvato. Così è ancora oggi: chi si è mosso nella direzione giusta ha
conservato seggio e privilegi, altri li hanno guadagnati o riguadagnati nelle liste di Forza Italia; e, per più breve tempo in quelle di Alleanza Nazionale.
Tutti, però, hanno perso la propria indipendenza politica, perché in F.I. decide solo Berlusconi, il quale, novello Minosse “giudica e manda”, anche senza dignità: l’ultima trovata pubblicitaria è stata la sua versione “piratesca”, vista in TV il 17 agosto scorso e rimbalzata su tutti i quotidiani.

I monarchici non debbono commettere l’errore dei liberali, il che per altro sarebbe la ripetizione di un errore che avevano già commesso.
Bene ha scritto il nostro Presidente su Italia Reale, lo scorso giugno: “E allora, visto che con i Governi di centro-destra, l’Italia sta andando a rotoli in maniera vergognosa… perché dovremmo votare per partiti che non sono nostri, che non ci rappresentano…?” E ancora.
“Ripudiati e mandati a quel paese i soliti che solo in occasione di ogni campagna elettorale si fanno vivi con i monarchici per piatirne il voto… votiamo liberamente per chi ci è più simpatico e ci da più fiducia”.
Aggiungo: non dobbiamo votare per chi da sempre ci ruba i voti e ci tradisce.

CHE FARE?

Come l’Italia, noi siamo in piena transizione. Non sappiamo quanto durerà. Stiamo attraversando un guado;
siamo partiti da molto lontano, ma non sappiamo dove approderemo. Proprio questa condizione, della temperie in cui viviamo, ci deve convincere ad elaborare progetti politici sempre più ampi e profondi e ad irrobustire la dialettica interna al nostro movimento.
Ci soccorre Fichte con il suo nobile imperativo: “Agisci!”
Ora più che mai la politica monarchica ha bisogno dello strumento-partito, ove questo non sia possibile e non lo sarà per lungo tempo, scegliamo noi gli uomini da candidare, ovunque se ne presenti la possibilità, purchè la libera scelta di ognuno non contrasti con le nostre ragioni di fondo e con la storia e se proprio nulla fosse possibile fare, asteniamoci dal voto. Il popolo italiano, non votando, da almeno dieci anni manifesta il disprezzo per una classe politica, trasversalmente capace solo di farsi i propri affari, di distruggere o svendere lo Stato: dai beni demaniali alla scuola.

Ma per fare questo i monarchici debbono liberarsi dal pregiudizio, che questo sia un Governo di Destra e dalla paura del “comunismo ba-bau”, come ironizzava Degli Occhi ben quarantadue anni fa. E’ difficile, ma dobbiamo tentare per tracciare nuove strade della battaglia monarchica, le quali, in fondo, non sarebbero che la più antica: Re e Popolo.

CONCLUSIONE

Il nostro impegno politico è quotidiano; è aristotelico.

NOTE
Nota 1- Il referendum fu indetto con il D.L L gt. n° 219 del 23 aprile 1946.
Art. 1 D. Lgt. 25-6-44,n° 151.
Nota 2 - E’ noto e non più smentito il broglio elettorale: Leggasi anche Luigi Romita “Dalla Monarchia alla Repubblica”, Ed. Nistri-Lischi Pisa;
più recentemente l’ampia e approfondita opere di Franco Malnati: “La Grande Frode” Ed. Bastoni, Foggia, dic. 1997.
Nota 3 - Cesare Degli Occhi – Piero Operti “Il Partito Nazionale Monarchico”, parte prima, pag.13 Ed Nuova Accademia, Milano. Manca l’anno di stampa.
Nota 4 - R. Vittucci Righini “Monarchici ieri e oggi; e domani?” Conferenza tenuta al cinema Capranica, il 16-1-2000 per il 122° anniversario dell’Istit. Naz. per la Guardia D’Onore al Pantheon – 00186 Roma, Via della Minerva 20, tel. 06-6793430; il testo della conferenza è interamente riportato nel sito Internet di Alleanza Monarchica, al seguente indirizzo:

Monarchici ieri e oggi; e domani?

Nota 5 - C. Degli Occhi, op. cit. pag 15.
Nota 6 - C. Degli Occhi, op. cit. pag. 15.
Nota 7 - C. Degli Occhi, op. cit. nota n°. 1 pag. 15.
Nota 8 - C. Degli Occhi, op. cit. pag. 16.
Nota 9 - C. Degli Occhi, op.cit. nota 1, pag. 16.
Nota 10 - Leggasi per tutti “A difesa dell’Unità che volemmo”, discorsi dell’On. C. Degli Occhi, pronunciati alla Camera dei Deputati il 4-5-11-17 e 19 Luglio 1962
contro lo statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia

Nota 11 - Vedasi il Programma Approvato dall’Ass. Nazionale di Torino del 14 e 15 giugno 2003, pubblicato sul n° 8, settembre 2003, di “Italia Reale”.

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